Da ‘Verso il ritorno’ di Francesco Pandolfi Balbi

“Adesso mi preme scrivere ancora della Solitudine, nostra dolcissima compagna di viaggio e, allo stesso tempo, terrifico spauracchio per la maggior parte di noi.
Riallacciamoci al concetto di quantizzazione. Ricordiamo che essa impedisce a diverse incarnazioni dello stesso Raggio Femminile di condividere il medesimo tempo e a diverse incarnazioni di un singolo Raggio Maschile di condividere lo stesso spazio.
Abbiamo senz’altro mille valide ragioni per lamentarci. A ben guardare, però, la logica e l’etica del nostro status di esploratori sono ineccepibili: se le parti di Coscienza che ci compongono trascorressero l’esistenza in compagnia di altre espressioni di se stesse, uno dei poli del flusso coscienziale decadrebbe e il flusso si bloccherebbe. Certo, allora, nelle nostre cucuzze non sorgerebbe mai l’idea, né tanto meno il desiderio, d’interagire con altri ed esplorare lo Specchio. L’universo virtuale e il movimento che lo permea diverrebbero inutili e noi, con tutta probabilità, non avremmo alcun interesse a svolgere il nostro ruolo di Creatori. La bellezza e l’armonia regnerebbero ovunque definendo paradossalmente un livello esperienziale molto simile alla morte.

Se si arriva a comprendere l’assoluta bellezza di una Creazione così perfetta, e la perfezione di un Creatore così amorevole, non si può quindi non amare la propria Solitudine: fa parte del gioco, ha una funzione primaria, è il faro della nostra vita e anche il riflesso interiore del polo Coscienziale negativo, ovvero della nostalgia che attrae ogni Scintilla vivente verso lo stato di Comunione.
Abbiamo già visto come sia possibile arginarla cominciando ad amare e armonizzando le nostre Scintille interiori.
Di fatto, nell’esistenza di molti uomini, arriva il giorno in cui la comprensione della natura dello Specchio giunge a un punto critico e innesca il processo d’accettazione della Solitudine. Non solo: l’abbracciano e l’amano profondamente in quanto testimonianza e memoria della grandezza della propria missione.
Quello è il giorno dell’abbattimento del primo muro in seno alla Triade che vive in loro. È il giorno della nascita di un Creatore che sosta, ormai con distacco, sulla soglia di un capitolo piacevole e meravigliosamente produttivo della propria esistenza.
C’è molto di più, da dire, sia sulla quantizzazione che su amica Solitudine.
Analizziamo il punto di vista del Femminile. Al contrario del Maschile, è sereno: sa benissimo che, essendo quantizzato nel tempo, nello stato incarnato non potrà mai incontrare altre parti di se stesso. Se poi, tramite i propri mezzi, possa realmente essere in contatto con le altre espressioni di sé scavalcando i limiti del tempo, non ci riguarda: noi stiamo analizzando solo ciò che può essere utile alla nostra pratica di esploratori.
Da questa certezza assoluta del Femminile emerge l’accettazione – malinconica, straziante e anche arrendevole – della propria Solitudine.
Il Femminile è attitudine alla pazienza e a svolgere di buon grado il proprio incarico di raccoglitore delle informazioni racchiuse nello Specchio.
Il Maschile, invece, vive un’altra realtà. Sa che ogni incontro può essere quello buono per specchiarsi, riconoscersi, fondersi con altre espressioni di sé. È quantizzato nello spazio, non nel tempo, perciò nulla vieta che diverse espressioni dello stesso Raggio Maschile possano incontrarsi e comunicare. Semplicemente non occupano lo stesso spazio, ma possono vivere nella stessa locazione temporale.
Ecco perché la sua vita è molto più complicata di quella del Femminile!
Costantemente, disperatamente, egli cerca.
Ogni istante che trascorre sulla Terra, ha lo straziante impulso di fondersi con se stesso per assaporare parte di quel polo coscienziale negativo, di quello stato di Comunione assoluta, di quel punto d’origine e di ritorno del quale ha tale, struggente nostalgia.
È facile immaginare, poi, cosa ci succede quando incontriamo un bellissimo esemplare ‘fisico’ del sesso opposto che ospita un altro incarnato del nostro stesso Raggio Maschile! L’istinto procreativo, che risponde alle istruzioni dei geni allo scopo di migliorare la razza, si fonde con quello spirituale che anela alla Comunione.
Bam!
Chi potrebbe resistere? E se poi anche la mente trovasse nell’interlocutore un altro pezzo di se stessa? Ci troveremmo di fronte al perfetto esempio di coppia che funziona.
Stiamo parlando di quelle che hanno fatto la storia, le famose anime gemelle… anche se poi sarà proprio l’Anima – il princìpio Femminile! – l’unica che non potrà riconoscersi.
Se dunque per il Femminile la presa di coscienza della Solitudine, e la sua conseguente accettazione come stato naturale, è relativamente semplice – in quanto sa benissimo di essere costretto da limiti temporali impliciti e virtualmente insormontabili –, per il Maschile è difficilissimo accettare il fatto che non può unirsi al se stesso che ha di fronte o, magari, appena un decimo di millimetro oltre il limite della propria pelle. La spinta maschile a penetrare la donna, e quella femminile ad accogliere, non sono legate soltanto all’istinto procreativo. C’è il bisogno, reciproco e disperato, di ritrovarsi, chiudersi nell’alcova rappresentata da quest’unione impossibile e dimenticare, fuggire oltre i confini dello Specchio per rientrare nello stato di Comunione. Oppure, molto più semplicemente, viverne una minuscola esperienza nel qui e ora.
C’è dunque da stupirsi se il sesso è il motore del mondo?
I traumi che viviamo in tenera età derivano almeno in parte dall’imperfetta capacità del bambino d’interpretare i segnali di una dimensione che ancora non conosce. Ma non solo.
Durante l’infanzia eravamo ancora prossimi allo stato di Comunione e le nostre possibilità di comprensione (che ci fanno percepire la realtà in termini assoluti) erano praticamente illimitate. Si dice, infatti, che in questo senso le capacità del bambino sfiorino quelle della divinità dalla quale proviene.
Difetta, invece, nella possibilità d’interpretare con adeguatezza i segnali che gli giungono attraverso i sensi. Con essi non ha ancora familiarità, in quanto esistono in funzione di un mondo a lui ancora sconosciuto.
Sconosciuti i sensi, sconosciuto il mondo… Sfido io che il bambino non ci capisce un piffero, e il bello è che di infanti ancora imprigionati in corpi da adulti ne esistono un’infinità. Queste persone, che oltre tutto sono costantemente condizionate in questo senso dai mass-media, guidati dalla volontà soggiogatrice/rincoglionitrice dei poteri occulti, non hanno mai imparato a interpretare il mondo, sono ancora ferme ai traumi irrisolti dell’infanzia.
Ecco perché è così importante scegliere consapevolmente le proprie fonti informative, ed ecco perché è molto più pratico fidarsi di quelle che abbiamo dentro di noi: la loro voce, una volta stabilito un efficace protocollo di comunicazione, è forte, chiara e sincera.
Tutti sviluppiamo nei primi anni di vita meccanismi psicologici difensivi nei confronti di una realtà così diversa dall’alcova d’amore dalla quale ci siamo separati. Si tratta di una dimensione misteriosa, regolata da leggi che ci sono totalmente sconosciute. Poiché poi questi meccanismi si rivelano inizialmente efficaci per proteggerci e farci sopravvivere nel nostro angolo d’esistenza, li ripetiamo e li consolidiamo sinché diventano automatici e, con il tempo, enormemente dannosi.
Ecco perché moltissime persone restano per tutta la vita emotivamente bloccate all’infanzia: non hanno capito che certi filtri non servono più e, anzi, costituiscono una barriera che impedisce una comunicazione sana e soddisfacente con l’altro da sé.
L’inferno e il senso del male nascono esattamente in questo contesto.
Soprattutto in età avanzata, la mancata accettazione della Solitudine da parte del Maschile e della mente genera problemi e difficoltà a non finire e innesca circoli viziosi dai quali uscire è impossibile… sinché ogni nostra parte non ne comprende l’indispensabilità, la grandezza e la profonda giustizia.
Lo stesso Vadim Zeland, nei suoi fantastici libri sul Transurfing, descrive mirabilmente i meccanismi e gli effetti determinati sulle nostre vite dagli Spiriti poco consapevoli (a voler essere precisi, il problema sta in realtà nel modo in cui la mente interpreta i segnali che le giungono dal Maschile).
Zeland si concentra sulla gestione dell’ologramma, non conosce la natura profonda della nostra terza e più misteriosa componente (il Maschile, appunto) o, per lo meno, non vi accenna. Eppure il concetto di pendolo (o egregora), sul quale è basato gran parte del suo lavoro, è espressione perfetta e articolata della natura distruttiva e aggregante della mente che, in molti di noi, è quasi all’oscuro sia della presenza che dell’essenza del Maschile, ed è incapace di gestire il senso di Solitudine che le giunge senza filtri attraverso una voce interna – quella Maschile, appunto – che ha enormi difficoltà a interpretare. Non conoscendo come realmente stanno le cose, né la reale struttura del fuoco di Coscienza del quale è parte e sola coordinatrice, acquisisce erroneamente ed esercita la naturale propensione maschile a contagiare di sé quanti più esseri viventi e quanta maggiore virtualità possibile. Suo unico scopo istintivo è darsi da fare per inglobare le altre espressioni quantistiche del Raggio Maschile a lei vicino e ricostruire per lui/per sé una Comunione che, di fatto, è realizzabile sono altrove e non certo per sua mano.
Ovviamente il Maschile sta solo rispondendo più o meno consapevolmente al richiamo dello stato di Comunione. Ce l’ha nel sangue, non può fare a meno di seminarsi nel mondo. Si sente solo, e più volte ha incontrato altre persone ed esseri nei quali si è riconosciuto, ma gli sono poi inevitabilmente sfuggiti. Ciò lo tormenta profondamente. Sino, talvolta, a dilaniarlo.
Al contrario della mente, però, che compie disastri colossali male interpretando la sua voce, il Maschile sa bene come stanno le cose.
Il Femminile raccoglie, seleziona, incamera, conserva. Dunque si fa fecondare dal mondo. Il Maschile, male interpretato dalla mente, che è anche il canale diretto di tutte le interazioni della Triade con lo Specchio, cerca, esplora, semina, inventa, contagia di sé tutto quello che può (ecco l’origine dei pendoli del Transurfing). Per suo tramite (della mente) è quindi anche fonte d’ogni regola e sotterfugio utile a diffonderla, mentre il Femminile tende ad assorbire sistematicamente il singolo elemento che meglio serve a contraddistinguere ciascuna esperienza.
Il Maschile dice: Si fa così perché, se lo fai, servi il mio scopo di farmi conoscere, semini la mia essenza che ho impresso nella regola.
Il Femminile risponde: Delle tue regole m’interessa solo quello che sento vero e giusto, ma con vivo piacere osservo i flussi esperienziali che crei e ne traggo informazioni.
C’è poi un altro lato della medaglia: il Maschile è il principio attivo della Coscienza, ma di questa ne contiene meno del Femminile, che è invece il principio passivo.
Sempre più complesso, sempre più magnifico!
Abbiamo un principio maschile che, tramite la mente, si semina dove può rispondendo prevalentemente a un impulso potentissimo, non certo a un’idea pienamente consapevole (finché la mente non comprende e non accetta la natura del Maschile).
D’altro canto, il Femminile osserva e conserva. Non ha alcuna fretta. Il suo è un coinvolgimento perenne, istantaneo, totale… ma avulso dai desideri normalmente legati alla percezione/illusione dello scorrere del tempo.
Il Maschile è il giocatore di roulette che semina fiches sul tavolo verde, Il Femminile è il croupier che segue le regole, distribuisce le vincite e incassa.
Ma il Femminile, dotato di maggiore Coscienza del Maschile, se sceglie di farlo e la mente non la ostacola, può emanare atti di volontà e influire sul mondo molto più efficacemente del suo compagno di viaggio. Il Maschile, d’altro canto, impara anche lui, altrimenti non giungerebbe mai a comprendere e accettare la Solitudine. Ciò significa che, anche in questo caso, entrambi i principi contengono in sé parte dell’altro.
C’è un ulteriore elemento da puntualizzare: la meraviglia dei flussi si concretizza anche qui. Il rapporto tra il Maschile e il Femminile crea infatti un costante flusso informativo che ha come polo positivo le emanazioni del Maschile  e come polo negativo l’accoglienza del Femminile.
Il Maschile genera, il Femminile raccoglie.
La magia regna”.

Contenuto inserito da Francesco Pandolfi Balbi