Da ‘Verso il ritorno’ di Francesco Pandolfi Balbi

“(…) … era ben lontano dal comprendere che una compagna di viaggio fedelissima e dolcissima l’aveva già: era Solitudine, ovvero l’accettazione della propria missione, la certezza di ricoprire un ruolo essenziale, perseguire uno scopo e andare verso un sicuro ritorno.

Non siamo qui per vivere lo stato di Comunione assoluta dal quale proveniamo. Se fosse possibile sperimentarlo anche sulla Terra, la nostra missione esplorativa sarebbe inutile e disfunzionale. Più avanti spiegherò perché.

Invece siamo venuti per altro, e la forza della Solitudine è proporzionale alla memoria dello stato originario dal quale ci separammo e al quale, nell’intimo, sappiamo che faremo ritorno.

(…) Se ci si prende la briga di abbracciarla e riconoscerla, la Solitudine diventa dolcissima, reale… fonte di una forza inesauribile che supera i confini dello spazio, del tempo, dell’energia.

Nulla più di Lei è capace di focalizzarci sulla nostra Triade, ovvero sul calderone di Coscienza che vive in noi… che ‘siamo’ noi… punto focale composto da tre diverse espressioni coscienziali e dai flussi energetico-informativi che le collegano.

Non v’è alcuna differenza né nella natura, né nella gioia assoluta che emergono dall’incontro con le espressioni di Coscienza che vivono sia dentro che fuori di noi, perché sempre di divinità e di fratellanza si tratta.

Allora cosa può esserci di più bello dello scoprire Chi realmente siamo e riuscire a creare armonia tra le parti che ci compongono?

È questo il nostro primo ruolo e la nostra originaria fonte di piacere: la costruzione dell’eterno abbraccio interiore.

Quando ci prenderemo la briga di ri-conoscere istante dopo istante la natura e le espressioni mutevoli della Coscienza che siamo, non avremo alcuna difficoltà a fonderci con Quella che regna all’esterno del nostro corpo.

Ama il prossimo tuo come te stesso…

Se non ti ami, questo gioco di riflessione non funzionerà mai.

(…) Elemento scatenante, ancora una volta, è la limitata capacità d’integrare la nostalgia per lo stato di Comunione in comportamenti adeguati alla missione che si sta compiendo.

(…) È mia ferma opinione che il male abbia natura esclusivamente virtuale, illusoria, ed esista in un solo luogo: la mente umana. Ecco perché, per istinto, m’interessa tutto ciò che sa di natura e leggi cosmiche, e rifuggo da quasi tutte le manifestazioni espressive della scimmia nuda media.

Le Scintille di Coscienza, ovvero le nostre componenti che si muovono nel mondo a grappoli di tre (le Triadi, cioè noi), agiscono in base all’entusiasmo per la propria missione (l’esplorazione dello Specchio) e alla nostalgia per lo stato di Comunione: due estremi che costituiscono – stabiliamo questa convenzione – il polo positivo e quello negativo del flusso di Coscienza instaurato dall’atto di volontà iniziale, quello che l’Unità utilizzò per creare l’universo e la vita come crediamo di conoscerli.

Lo stesso principio di bipolarità vige tra le componenti dell’universo-Specchio, ovvero i tre assi Spazio, Tempo ed Energia.

La mia idea è che lo stato naturale della Coscienza all’interno del proprio regno originario (che Malanga descrive come reale e immodificabile), estraneo alla virtualità (modificabilità) nella quale siamo immersi, sia la quiete. Paradossalmente, quindi, la natura della Coscienza assoluta in stato di riposo somiglia alla morte come noi lo concepiamo mentalmente, cioè assenza di differenza di potenziale e movimento (lo stesso Malanga ha recentemente dichiarato nel suo ultimo lavoro, ‘Coscienza‘, che non può esserci esistenza senza azione)”.

Contenuto inserito da Francesco Pandolfi Balbi